Nella prima domenica dopo la Festa della Risurrezione, la Chiesa Ortodossa ci pone dinanzi una delle pagine più umane e, allo stesso tempo, più profonde della Scrittura: l’incontro tra Cristo Crocifisso e Risorto e l’Apostolo Tommaso. In un mondo che cerca spesso prove tangibili per ogni verità, l’esperienza di Tommaso diventa un’ancora per ognuno di noi, che nelle nostre ricerche abbiamo pronunciato almeno una volta: „Se non vedo… non crederò”.
Pace a voi – Il Dono della Risurrezione in un mondo serrato
Il testo evangelico (Giovanni 20, 19-31) inizia in un contesto di paura: i discepoli stavano radunati con le porte serrate „per timore dei Giudei”. È l’immagine fedele dell’anima umana colta dalla disperazione, che si chiude in se stessa quando la morte sembra avere l’ultima parola. In questo spazio di paura, Gesù viene e si ferma in mezzo a loro, trasmettendo il saluto salvifico: Pace a voi!
Questa pace non è solo l’assenza di conflitto, ma è il dono della Sua presenza. San Cirillo d’Alessandria annota che Cristo non ha abbattuto le porte, ma è entrato attraverso di esse pur essendo serrate per mostrare che il Suo corpo, sebbene reale, era ora glorificato, superando le leggi della natura [1]. Questo ingresso misterioso ci insegna che nessun „lucchetto” del nostro cuore è troppo pesante per Colui che ha infranto le porte dell’Inferno.
Tommaso e la „Sfiducia” che conferma la Verità
Quando i discepoli annunciano a Tommaso: „Abbiamo visto il Signore!”, egli non respinge la possibilità, ma chiede una prova personale. Vi è qui un termine chiave in lingua greca: ψηλάφησις (pselaphesis), che significa „tastare” o „indagare attraverso il tocco”. Tommaso non desidera solo un’immagine visiva, ma una conferma fisica delle piaghe.
San Giovanni Crisostomo sottolinea che la richiesta di Tommaso non derivava da una malvagità del cuore, ma dal desiderio di essere certo che Colui che è risorto sia lo Stesso che ha patito sulla Croce [2]. Questa „sfiducia” è chiamata dall’innografia della Chiesa „buona sfiducia”, poiché è servita a dissipare ogni dubbio successivo riguardo alla realtà della Risurrezione.
Otto giorni – La Pazienza Pedagogica del Signore
Per otto giorni, Tommaso ha vissuto in uno stato di attesa. Perché il Signore lo ha lasciato aspettare? Affinché il suo desiderio si accendesse ancora di più e la sua confessione fosse tanto più forte. L’incontro avviene di nuovo „a porte chiuse”.
Cristo si rivolge direttamente a Tommaso, dimostrando di conoscere i suoi pensieri e i suoi dubbi senza che questi li avesse pronunciati davanti a Lui. Il Signore gli dice: „Metti qua il tuo dito… e non essere incredulo, ma credente!”. In quel momento, Tommaso non ha più bisogno di toccare effettivamente il costato. La semplice vista di Colui che conosceva il suo cuore lo fa esclamare: „Signore mio e Dio mio!”.
Qui incontriamo il secondo termine greco fondamentale: ὁμολογία (homologia), che significa „confessione” o „pieno accordo”. Tommaso non riconosce solo un uomo risorto, ma la divinità stessa di Gesù. Egli è il primo a pronunciare così esplicitamente l’unione delle due nature nella Persona di Cristo.
Il Senso Spirituale (Duhovnicesc) delle piaghe conservate
Una domanda che persiste è: perché Cristo ha conservato le tracce dei chiodi nel Suo corpo glorificato? Non poteva Egli presentarsi senza alcun segno di sofferenza?
L’identità del Sacrificio: Le piaghe sono i „segni d’identità” del Suo amore. Esse mostrano che Colui che sta davanti ai discepoli è Colui che si è lasciato crocifiggere per noi.
La nostra guarigione: San Nicola Cabasila spiega che il Signore conserva le piaghe come trofei della vittoria, attraverso i quali ci mostra che la sofferenza assunta volontariamente diventa via verso la gloria della Risurrezione [3].
Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto
L’atto finale di questo dialogo è la beatitudine pronunciata dal Signore per noi, quelli di oggi. La fede non si basa su una dimostrazione empirica continua, ma su una visione del cuore. Nel linguaggio spirituale (duhovnicesc), questa si chiama „la visione delle cose invisibili”.
Siamo chiamati ad essere „beati” non perché chiudiamo gli occhi davanti alla realtà, ma perché abbiamo aperto gli occhi dell’anima per riconoscere la presenza di Cristo nei Santi Misteri, nella Scrittura e nel nostro prossimo.
Conclusione ed esortazione
La Domenica di Tommaso non è la festa di uno scettico, ma la festa del coraggio di cercare la verità fino in fondo. Tommaso ci insegna che il dubbio, quando è accompagnato dalla sincerità, può condurre alla più alta confessione di fede.
Non temiamo le nostre domande, ma portiamole davanti a Cristo, all’interno della Chiesa („a porte chiuse” per il mondo, ma aperte per la grazia). Preghiamo il Signore affinché, attraverso il contatto spirituale (duhovnicesc) della Sua presenza nella nostra vita, doni anche a noi la forza di dire ogni giorno: „Signore mio e Dio mio!”.
Note a piè di pagina:
[1] San Cirillo d’Alessandria, Commento al Vangelo di Giovanni, Libro XII: „Il Signore è passato attraverso le porte chiuse, mostrando che il Suo corpo, dopo la Risurrezione, è portatore di vita e domina sulle leggi della materia.”
[2] San Giovanni Crisostomo, Omelie su Giovanni, Omelia LXXXVII: „Tommaso cercava il fondamento della fede nelle piaghe del Padrone, non perché fosse ostile, ma perché desiderava assicurarsi dell’immutabilità del corpo del Risorto.”
[3] San Nicola Cabasila, La vita in Cristo: „Le Sue piaghe sono rimaste sul corpo non come una debolezza, ma come una testimonianza eterna del Suo amore infinito per il genere umano.”

