Viviamo in un’epoca in cui l’ansia, lo stress e l’agitazione quotidiana sono stati elevati a “norme” della nostra esistenza. Ci svegliamo con il pensiero di un elenco interminabile di compiti, corriamo tutto il giorno per assicurarci il comfort materiale e ci addormentiamo con la mente assaltata da innumerevoli preoccupazioni e timori legati al domani. In questa corsa faticosa, la nostra anima perde gradualmente la pace, la gioia e la capacità di connettersi con Dio e con i nostri simili.
In questo contesto teso, la Domenica della 3ª dopo Pentecoste ci offre un brano evangelico (Matteo 6, 22-33) di un’attualità e di una freschezza sbalorditive. Le parole del Salvatore Gesù Cristo scendono sui nostri cuori assetati come un soffio di vento fresco, invitandoci a guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo per apprendere il segreto della fiducia nella cura paterna di Dio. Inoltre, in modo provvidenziale, in questa stessa domenica la Chiesa Ortodossa celebra la Sinassi dei Santi Athoniti – quei meravigliosi cuviosi che, con la loro vita austera ma piena d’amore sul Monte Athos, hanno dimostrato che la liberazione dalla schiavitù delle preoccupazioni terrene apre la porta al Regno di Dio.
L’occhio puro (Haplous) e la limpidezza interiore
Il Salvatore inizia la Sua predicazione sulle preoccupazioni con un’immagine simbolica, ma di una profonda riga duhovnicească (spirituale): “La lampada del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato” (Matteo 6, 22). Nella lingua greca antica, per il termine “puro” viene usata la parola ἁπλοῦς (haplous), che all’origine significa “semplice, indiviso, sincero, pulito”.
Dal punto di vista duhovnicesc, l’occhio rappresenta la mente (nous), ovvero il baricentro della nostra attenzione e della nostra coscienza. Quando la mente dell’uomo è semplice (ἁπλοῦς), cioè orientata esclusivamente e senza divisioni verso Dio, l’intera vita interiore si riempie della luce della grazia increata. Al contrario, se la nostra attenzione è frammentata da passioni, ambizioni e preoccupazioni ossessive, l'”occhio” diventa cattivo o torbido, e l’intero nostro universo interiore cade nelle tenebre.
Quando ci lasciamo sopraffare dall’insicurezza, la nostra mente perde la sua semplicità originaria e comincia a vagare. San Teotimo, Vescovo di Tomis, un grande testimone dei primi secoli della nostra Chiesa, descrive mirabilmente questo stato di turbamento dell’anima:
“Nella mente turbata e piena di preoccupazioni non si trova alcun pensiero bello e non si riversa su di essa la grazia di Dio. Giungere alla perfezione dell’anima significa liberarla dalle preoccupazioni, poiché, a causa di esse, viene annientata.” [^1]
Pertanto, l’acquisizione dell'”occhio puro” richiede la purificazione della mente attraverso la preghiera e il suo raccoglimento dalla dispersione in cui la getta il mondo moderno, per poter riflettere la luce divina.
Tra Dio e Mammona: Il dramma della nostra scelta quotidiana
Il Vangelo ci pone dinanzi a una realtà ineludibile: “Nessuno può servire due padroni… Non potete servire Dio e Mammona” (Matteo 6, 24). Attraverso il termine “Mammona” (di origine aramaica), il Salvatore personifica la ricchezza, il denaro e l’ossessione dell’accumulo di beni materiali. Cristo non ci dice che è difficile servire due padroni, ma afferma categoricamente che è impossibile.
Questa incompatibilità radicale deriva dal fatto che il servizio a Dio e il servizio alle cose materiali sollecitano il cuore dell’uomo in direzioni totalmente opposte:
| Servizio a Dio | Servizio a Mammona |
| Libertà duhovnicească e pace profonda del cuore | Schiavitù delle cose e uno stato permanente di ansia |
| Fiducia totale nella Pronia (Provvidenza) divina | Paura del futuro e costante timore di privazioni |
| Umiltà e dedizione sacrificale verso il prossimo | Egoismo, avidità e accumulo sterile di ricchezze |
Il servizio a Mammona inizia in modo discreto, sotto la maschera di una semplice preoccupazione legittima per la nostra sicurezza materiale, ma si trasforma rapidamente in una tirannia che ci detta i pensieri, il tempo e le azioni. San Giovanni Crisostomo, analizzando questo capovolgimento delle priorità nella nostra vita, ci rimprovera con amore paterno:
“Noi ci preoccupiamo di ciò che è sulla terra, e di ciò che è nei cieli per nulla. Abbiamo capovolto l’ordine. Combattiamo su due fronti contro i comandamenti di Cristo. Ed ecco come! Cristo ci dice: Non cercate affatto le cose di quaggiù!, ma noi le cerchiamo incessantemente. Cristo dice: Cercate le cose celesti, ma noi non le cerchiamo neppure un istante, e quanto più grande è la nostra preoccupazione per le cose terrene, tanto più grande è la nostra indifferenza per quelle duhovnicești.” [^2]
Il mistero dei gigli e degli uccelli: La provvidenza di Dio
Per liberarci dal peso di questa tirannica inquietudine, il Salvatore ci manda alla scuola della natura: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete… Guardate gli uccelli del cielo… Osservate come crescono i gigli del campo” (Matteo 6, 25-28).
Nel testo greco, per il verbo “preoccuparsi” o “affannarsi” si usa il verbo μεριμνάω (merimnaō), derivato dal sostantivo μέριμνα (merimna), che significa “preoccupazione divisiva, ansia che lacera l’anima”. L’etimologia di questo termine ci mostra che l’eccessiva preoccupazione frammenta la nostra mente, strappandola dallo stato di comunione tranquilla con Dio e disperdendola in scenari pessimistici sul futuro.
Il Salvatore non ci esorta alla pigrizia o all’indifferenza irresponsabile, ma ci chiede di eliminare dalla nostra vita questa μέριμna – la preoccupazione tossica che tradisce una fede debole. Ci dà come esempi le creature e le piante non per abbassarci al loro livello, ma per mostrarci quanto il Creatore ci stimi. San Giovanni Crisostomo spiega perché il Signore ha usato parabole così semplici:
“Come non vi darà Dio il cibo, dice il Signore, quando Egli si prende cura così tanto di esseri di gran lunga inferiori a voi? (…) Perciò conviene ammirare non solo la grandezza dei Suoi comandamenti, ma anche il fatto che Egli usa prove così alla portata di tutti per convincerci del Suo amore paterno.” [^3]
Se il Padre Celeste veste l’erba del campo con abiti più splendidi della gloria di Salomone e nutre gli uccelli del cielo senza che abbiano granai, quanto più si prenderà cura dell’uomo, che è il coronamento della Sua creazione e il portatore della Sua divina immagine?
I Santi Athoniti – Fiaccole di libertà duhovnicească nel Giardino della Madre di Dio
Se la predicazione del Salvatore sul non affannarsi ci sembra difficile da compiere nel tumulto del nostro mondo, Dio ci pone dinanzi, in questa domenica, l’esempio meraviglioso dei Santi Athoniti. Fin dal VIII secolo, il Santo Monte Athos è diventato un’oasi di preghiera e ascesi, un luogo dove migliaia di cuviosi di tutte le nazioni ortodosse (compresi molti santi di origine romena) hanno scelto di lasciare tutto per guadagnare il Regno di Dio.
Questi santi hanno trasformato il Vangelo in vita pratica. Hanno abbandonato il servizio a Mammona per donarsi interamente al servizio di Dio. Nelle aspre grotte di Karoulia o nelle celle appartate del deserto athonita, questi santi hanno vissuto esattamente come gli uccelli del cielo: senza provviste assicurate per il domani, senza conti bancari e senza sicurezze terrene. Il loro cibo quotidiano è stato spesso solo un pezzo di pane secco e un po’ d’acqua, ma l’anima è stata piena di una gioia indicibile e di una pace profonda che nessuna ricchezza di questo mondo può comprare.
I Santi Athoniti (come San Atanasio l’Athonita, San Gregorio Palamas o, più vicini ai nostri tempi, San Silvano l’Athonita e San Paisio l’Aghiorita) ci dimostrano che il non affannarsi non significa passività, ma un’intensa attività duhovnicească. Essi si sono liberati dalla cura per il corpo proprio per potersi prendere cura incessantemente dell’anima attraverso la preghiera della mente. Con la loro ascesi, hanno dimostrato che, quando l’uomo dona a Dio il proprio cuore, Dio assume la gestione di tutta la sua vita.
Cercare il Regno nel mezzo delle preoccupazioni quotidiane: Una guida pratica
Per noi che viviamo in mezzo al mondo, circondati da bollette da pagare, rate del mutuo, lavori impegnativi e figli da crescere, la parola del Salvatore: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Matteo 6, 33) può sembrare un ideale difficile da raggiungere. Tuttavia, essa è una promessa assoluta e una legge duhovnicească incrollabile.
Cercare prima il Regno non significa trascurare i nostri doveri terreni o diventare irresponsabili, ma significa stabilire una corretta gerarchia dei valori nella nostra vita di tutti i giorni.
Ecco alcuni consigli pratici tratti dalla saggezza dei Santi Padri per portare questa pace evangelica nelle nostre famiglie e case:
Custodite la mente semplice (haplous) con la preghiera del mattino: Prima di aprire il telefono o lasciarvi assalire dalle notizie e dalle preoccupazioni del giorno, dedicate i primi 10-15 minuti a Dio. Recitate con attenzione le preghiere del mattino o l’invocazione costante del Nome di Gesù (“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!“). Questo porrà uno scudo di pace su tutta la vostra giornata.
Il lavoro come obbedienza, non como idolatria: Lavorate con serietà e responsabilità, ma non lasciate che la vostra anima sia assorbita totalmente dalla carriera. Ricordate che il lavoro è un mezzo di sussistenza, non lo scopo ultimo della vostra esistenza. Non sacrificate le domeniche e le feste sull’altare della produttività; conservatele per la Divina Liturgia e per la comunione calorosa con la famiglia.
Semplificazione della vita: I Santi Athoniti ci insegnano che gran parte della nostra ansia deriva dai desideri artificiali che la società dei consumi ci impone come “necessità”. Cercate di semplificare la vostra via materiale, accontentandovi dello stretto necessario e coltivando la gratitudine per tutto ciò che già avete.
Il ricordo della morte e la prospettiva dell’eternità: Quando sentite che un problema materiale vi sovrasta, chiedetevi: “Che valore ha questo di fronte all’eternità?” Questa semplice domanda ha il potere di risistemare le priorità e di diminuire istantaneamente l’intensità della nostra preoccupazione.
Conclusione
La Domenica della 3ª dopo Pentecoste ci pone dinanzi a una scelta cruciale: continuare a vivere come schiavi delle nostre preoccupazioni, lacerati dall’ansia e privi di gioia, o camminare sulla via della fiducia totale in Dio, una via battuta con tanto amore dai Santi Athoniti.
Guardiamo alla via aspra, ma santificata, di questi cuviosi del Monte Athos come a una prova vivente del fatto che Dio non abbandona mai i Suoi servitori. Quando apriamo il nostro cuore al Suo Regno, quando lasciamo l'”occhio” della nostra anima puro e indiviso, allora tutti gli altri dettagli della nostra vita – il cibo, il vestito, il rifugio e il futuro – si sistemano da sé in modo mirabile, ordinato dalla Pronia divina.
Lasciamo, dunque, da parte le preoccupazioni vane e affidiamo la nostra vita alla mano misericordiosa del Padre Celeste, ricordando in ogni momento che siamo immensamente preziosi ai Suoi occhi.
Termini greci spiegati
ἁπλοῦς – haplous – Il significato primario è “semplice, indiviso, puro, d’un sol pezzo”. Nel contesto del testo di Matteo 6, 22, l’occhio “puro” (haplous) indica una mente integra, senza doppio standard, che non è divisa tra Dio e gli interessi egoistici del mondo. È lo stato dell’anima unificata nella ricerca di Dio.
μεριμνάω – merimnaō – Proviene da merizō (dividere, frammentare) e significa “preoccuparsi eccessivamente, essere ansioso, essere distratto”. Il significato duhovnicesc ci mostra che la preoccupazione passionale non è una semplice preoccupazione amministrativa, ma una malattia dell’anima che frammenta la nostra mente, separandola dalla preghiera e dalla fiducia nella cura paterna di Dio.
Note di subsol
[^1]: San Teotimo I, Vescovo di Tomis, Frammenti di scritti duhovnicești, nella Collana Părinți și Scriitori Bisericești (PSB), vol. 11, Casa Editrice dell’Istituto Biblico e di Missione della Chiesa Ortodossa Romena, Bucarest, 1982. [^2]: San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia XXI, II-III, nella Collana Părinți și Scriitori Bisericești (PSB), vol. 23, Casa Editrice dell’Istituto Biblico e di Missione della Chiesa Ortodossa Romena, Bucarest, 1994, p. 278. [^3]: San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia XXI, IV, nella Collana Părinți și Scriitori Bisericești (PSB), vol. 23, Casa Editrice dell’Istituto Biblico e di Missione della Chiesa Ortodossa Romena, Bucarest, 1994, p. 281.

