Le Radici dell’Eternità: Il Mistero della Stirpe și la Preparazione del Cuore alla Nascita del Signore

Introduzione: Un elenco di nomi o una mappa della salvezza?

Ci troviamo alle soglie della festa più luminosa della cristianità e la Chiesa, nella sua saggezza millenaria, ci pone dinanzi, nella Domenica che precede la Natività del Signore, un testo care a prima vista sembra un semplice elenco di nomi: „Libro della genealogia di Gesù Cristo”. Per il lettore frettoloso del XXI secolo, la successione di nomi come Abramo, Isacco, Giacobbe o Zorobabele può apparire arida o priva de rilevanza immediata. Tuttavia, sotto la superficie di queste genealogie si nasconde il mistero dell’incarnazione di Dio nella storia.

Il Vangelo secondo Matteo (1, 1-25) non ci presenta solo un archivio di famiglia, ma ci svela il modo in care Dio ha intrecciato il Suo piano di salvezza attraverso i fili vulnerabili dell’umanità. È una domenica in cui siamo invitati a comprendere che Cristo non è caduto dal cielo come un meteorite estraneo a noi, ma si è innestato sul tronco della stirpe umana, assumendo tutta la nostra eredità, con la sua santità e le sue cadute, per trasfigurarla e portarla nell’eternità.


I. La storia come scala verso il cielo: Da Abramo a Giuseppe

La struttura della genealogia che l’Evangelista Matteo propone è simbolica, divisa in tre tappe di quattordici generazioni ciascuna. Questa organizzazione non è casuale, ma sottolinea tre momenti chiave della relazione tra Dio e il Suo popolo: la promessa fatta ad Abramo, lo splendore del regno di Davide e il dolore della schiavitù in Babilonia.

Ciò che colpisce in questo „albero della vita” è la presenza di figure che, secondo rigidi criteri umani, avrebbero potuto essere escluse. Troviamo re devoti, ma anche re peccatori; troviamo uomini giusti, ma anche donne che provenivano dall’esterno del popolo eletto o che hanno avuto storie di vita turbolente (Tamar, Raab, Rut, Betsabea). Attraverso la loro inclusione, il Vangelo ci trasmette un messaggio spirituale (duhovnicesc) fondamentale: Cristo non si vergogna della nostra stirpe. Egli viene a guarire proprio quelle ferite del passato, dimostrando che la Sua grazia supera le barriere del sangue o degli errori trascorsi.

San Giovanni Crisostomo ci spiega la profondità di questo agire divino:

„Dio non si è vergognato di nulla che ci appartiene, insegnandoci attraverso questo a non vergognarci dei nostri antenati, se questi fossero malvagi, ma a cercare una sola cosa: la virtù.”¹


II. Oltre le leggi della natura: Il concepimento dallo Spirito Santo

Dopo aver percorso la storia, il Vangelo compie un salto verso un piano che supera la ragione umana: „La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo…”. Qui entriamo nel cuore del mistero. Maria, la Vergine di Nazaret, si ritrova incinta „per opera dello Spirito Santo”. Questa è la grande novità che cambia il corso del cosmo.

Se la prima parte del testo ci mostra che Gesù è „Figlio di Davide” (confermando la Sua messianicità storica), la seconda parte ci conferma che Egli è il Figlio di Dio. Il concepimento senza seme maschile è il segno che Dio inizia una nuova creazione. Cristo è il Nuovo Adamo, Colui che non eredita più la morte attraverso la nascita naturale, ma porta la vita attraverso l’opera dello Spirito.

Per il credente di oggi, questo miracolo è un invito all’umiltà intellettuale. Non possiamo contenere l’oceano della divinità nel bicchiere della nostra ragione limitata. La nascita verginale è lo „scandalo” dell’amore di Dio, che infrange le leggi della natura per salvare l’uomo dalla schiavitù della necessità biologica.


III. La giustizia e il tormento di San Giuseppe: Una lezione di delicatezza

Un personaggio centrale, spesso lasciato nell’ombra, è il Giusto Giuseppe. Il Vangelo lo definisce „giusto” proprio nel momento in cui si confronta con un dilemma straziante: la sua promessa sposa è incinta, e lui sa di non essere il padre del bambino. Secondo la Legge Antica, avrebbe dovuto denunciarla, il che avrebbe portato alla sua condanna.

Tuttavia, la giustizia di Giuseppe non è giuridica, fredda e spietata, ma è una giustizia spirituale (duhovnicească), imbevuta di misericordia. Egli sceglie di licenziarla „in segreto”, preferendo assumere lui stesso una situazione ambigua piuttosto che esporre Maria. Questo silenzio e la discrezione di Giuseppe rappresentano la cornice in cui Dio può parlare. Solo quando l’uomo placa il suo turbamento e sceglie la via della bontà, l’angelo del Signore gli rivela il mistero: „Non temere di prendere con te Maria, tua sposa”.

Sant’Efrem il Siro sottolinea questo aspetto dell’obbedienza silenziosa:

„Giuseppe fu scelto per servire un mistero che non comprendeva con la ragione, ma che ha abbracciato con la fede, diventando il custode di Colei che ha portato il Custode del mondo.”²


IV. Emmanuele: Dio è con noi nel cuore della storia

Il nome che il Bambino porterà è la chiave di tutta la nostra esistenza: Gesù (il Salvatore) ed Emmanuele (Dio è con noi). Questi due nomi riassumono la Sua missione. Egli non viene solo a darci notizie su Dio, ma viene per essere Dio presente in mezzo a noi.

Questa presenza non è astratta. Attraverso la genealogia letta oggi, comprendiamo che l’Emmanuele è „con noi” in tutta la complessità della nostra vita. Egli è con noi nei successi di Davide, ma anche nelle lacrime di Babilonia; è con noi nella nostra genealogia personale, spesso segnata da sofferenze o fallimenti.

Il messaggio SEO della nostra anima in questo periodo dovrebbe essere la ricerca della „pace interiore” e del „senso della vita” attraverso il prisma di questo nome. Se Dio è con noi, chi può essere contro di noi? Questa sicurezza spirituale (duhovnicească) è l’ancora che ci permette di navigare attraverso le tempeste del mondo contemporaneo senza perdere la speranza.


V. Conclusione: Dalla stirpe di Gesù alla nostra stirpe

Il Vangelo dei Santi Padri secondo la carne del Signore ci insegna che la salvezza è una questione di famiglia – la famiglia estesa dell’umanità. Cristo è entrato nel nostro albero genealogico affinché noi potessimo entrare nell’albero della Sua vita divina.

Così come San Giuseppe ha obbedito all’angelo e „prese con sé la sua sposa”, anche noi siamo chiamati, in questo fine di Quaresima [di Natale], ad accogliere Cristo nelle nostre case e nei nostri cuori. La preparazione al Natale non riguarda l’agitazione esteriore, ma la purificazione della „grotta” dell’anima affinché il Bambino possa nascere in noi.

San Gregorio il Teologo ci esorta con forza:

„Cristo nasce, dategli gloria! Cristo dai cieli, andategli incontro! Cristo sulla terra, esaltatevi! Cantate al Signore, terra tutta!”³

Esortazione all’azione: In questi ultimi giorni prima della festa, guardiamo alle nostre radici con perdono e gratitudine. Indaghiamo il nostro albero genealogico e portiamo in preghiera tutti i nostri antenati, pregando Cristo, Figlio di Davide e Figlio di Dio, affinché benedica le nostre famiglie e faccia della nostra vita un „Vangelo vivo”.

Camminiamo verso Betlemme non come turisti di una festa commerciale, ma come pellegrini di un mistero che ci ha restituito la dignità di figli del Padre Celeste.


Note a piè di pagina

¹ San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia III.

² Sant’Efrem il Siro, Inni sulla Natività, Inno I.

³ San Gregorio di Nazianzo, Discorso 38: Sulla Teofania o sulla Nascita del Salvatore.

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