Introduzione: La Domanda che Definisce l’Esistenza
Esiste una domanda fondamentale che, per millenni, pulsa nel cuore di ogni uomo consapevole della propria finitezza: “Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”
Questo interrogativo non appartiene solo ai teologi o agli asceti; è la quintessenza della ricerca umana, il desiderio di immortalità e di significato. Nella Trentesima Domenica dopo la Pentecoste, la Chiesa ci pone di fronte a questo antico dilemma attraverso il Vangelo di Luca (18, 18-27), dove un ricco dignitario, giovane e benestante, ponendosi davanti a Cristo, articola questa domanda con una sincerità inquietante.
L’episodio del Ricco Dregatore (o Notabile) non è solo una lezione sulla gestione delle ricchezze o sull’economia della salvezza, ma è un’analisi profonda dell’animo umano, della mancanza che persiste nonostante ogni adempimento morale e del fatto che la perfezione duhovnicesca trascende ogni sforzo puramente umano. Per tutte le categorie di fedeli – dal più semplice al più abbiente – questo testo è lo specchio in cui possiamo vedere i nostri legami nascosti, le nostre idolatrie che ci tengono lontani da Cristo.
I. La Misura della Fede: Bontà e Sincerità dell’Interrogazione
Il personaggio centrale del Vangelo è chiamato da San Luca “un certo dregatore” (notabile) – un uomo giovane, con una posizione sociale e una ricchezza invidiabili. Egli si avvicina al Salvatore con un atteggiamento di profondo rispetto: “Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”
Questo approccio rivela una triplice realtà:
-
Sincerità della Ricerca: Il dregatore non era un fariseo che cercava di tentare Cristo; era un uomo che aveva osservato la Legge ma sentiva una sete duhovnicesca superiore ai successi mondani. La ricchezza e la posizione non gli avevano portato la pace desiderata.
-
Confessione di Fede: Con l’appellativo “Maestro buono”, egli attribuisce a Cristo una qualità teologica, riconoscendo in Lui più di un semplice rabbino.
-
La Risposta Cristica: La reazione immediata di Gesù: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo”, non è un rifiuto della Sua divinità, ma una conferma della fede del dregatore. Il Salvatore lo esorta a comprendere che, se Lo chiama “Buono”, deve rendersi conto di star parlando alla Sorgente stessa di ogni Bontà – Dio.
II. Il Fondamento della Vita Eterna: L’Osservanza dei Comandamenti
Dato che il dregatore ha chiesto cosa deve fare (un’azione), Cristo gli indica immediatamente la base della vita cristiana: l’osservanza dei comandamenti. Il Salvatore elenca la seconda tavola della Legge (quelli relativi al rapporto con il prossimo): “Tu conosci i comandamenti: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre».”
2.1. Il Primo Gradino: L’Amore per il Prossimo
Perché Cristo non inizia con i comandamenti riguardanti l’amore di Dio?
Perché, come ci insegnano i Santi Padri, l’amore di Dio si verifica e si misura concretamente nell’amore per il prossimo. San Giovanni Crisostomo ci spiega chiaramente: *“Non puoi amare Dio, che non vedi, se non ami il tuo prossimo, che vedi. Dunque, l’adempimento dei comandamenti relativi al prossimo è il primo, ma indispensabile gradino della perfezione.”*¹
Il dregatore risponde con soddisfazione: “Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza.” Questa testimonianza onesta mostra che era un uomo morale, che aveva adempiuto la lettera della Legge. Tuttavia, Cristo non cercava solo la lettera, ma anche lo spirito.
III. Il Mistero della Mancanza: La Perfezione come Sacrificio
Questo è il momento culminante, il punto di svolta del Vangelo. Il dregatore credeva di aver superato l’esame, ma Cristo, vedendo il Suo amore per lui (Marco 10:21), gli rivela l’unica mancanza che lo teneva lontano dalla perfezione:
“Ancora una cosa ti manca: vendi tutto quello che hai e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.”
Questo comandamento non è una legge universale che obbliga tutti i cristiani a vendere i loro beni (se fosse così, la Chiesa non avrebbe potuto funzionare). È una chiamata alla perfezione, rivolta in modo specifico a coloro che sono legati alle loro ricchezze.
3.1. La Ricchezza come Idolo Duplice
Per il dregatore, la ricchezza non era un mezzo, ma uno scopo e un idolo. Era riuscito a osservare i comandamenti della Legge dall’esterno, ma non era riuscito a sciogliere il suo cuore dal piacere del possesso.
San Basilio il Grande, parlando del vero senso di questo comandamento, sottolinea: *“Non la ricchezza in sé è cattiva, ma l’amore per essa e la schiavitù verso di essa. Come potrebbe essere cattiva una materia che, se condivisa con amore, diventa mezzo di salvezza?”*²
Cristo chiedeva al dregatore un sacrificio destinato a smantellare questo idolo interiore e a sostituire la sicurezza della ricchezza con la sicurezza della fede e la sequela del Salvatore.
IV. La Tristezza e la Cruna: Il Peso dell’Attrazione Terrena
La reazione del dregatore è straziante: “Ma egli, udito questo, si rattristò, perché era molto ricco.”
Questa tristezza, l’afflizione, è il segno di una grande lotta duhovnicesca. Voleva la vita eterna, ma non voleva rinunciare alla vita terrena che amava. La ricchezza gli ha impedito di compiere il passo dalla moralità alla perfezione.
Segue la nota metafora: “Quanto è difficile per coloro che hanno ricchezze entrare nel regno di Dio! È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.”
4.1. L’Essenza della Metafora e la Via Stretta
Sebbene esistano interpretazioni che suggeriscono che la “cruna dell’ago” fosse una stretta porta di Gerusalemme, i Santi Padri sono chiari: la metafora indica una impossibilità naturale. La ricchezza (nella misura in cui diventa padrona) è un peso enorme che non può passare per la Via Stretta.
San Teofilatto di Ocrida ci offre una prospettiva consolante: *“Non chi possiede ricchezza è condannato, ma chi ne è posseduto. Il ricco che fa beneficenza entra certamente nel Regno, ma colui che vi si attacca come a un idolo, no.”*³ La ricchezza deve essere la servitrice della virtù, non la padrona dell’anima.
V. Il Cammino della Grazia: Il Mistero della Possibilità
Ascoltando le parole di Cristo, i discepoli, scioccati da una richiesta così radicale, pongono la domanda cruciale: “E chi può essere salvato?” Se i ricchi, che avevano il tempo e le risorse per compiere opere buone, falliscono, chi ha ancora possibilità?
La risposta del Salvatore è la chiave di tutta la comprensione cristiana e di tutta l’esperienza duhovnicesca:
“Le cose impossibili agli uomini, sono possibili a Dio.”
Questo versetto sposta l’accento dallo sforzo umano alla Grazia divina. La salvezza non è un risultato meccanico di una serie di azioni (osservare i comandamenti + vendere i beni), ma è un mistero di sinergia (collaborazione) tra la volontà dell’uomo e la potenza di Dio.
Senza la volontà del dregatore di porre la domanda, il dialogo non sarebbe iniziato. Senza il suo sforzo di osservare i comandamenti, non si sarebbe arrivati all’ultimo gradino. Ma senza la Grazia di Dio, il cuore non può essere liberato dalle catene invisibili dell’amor proprio e dell’amore per il mondo.
Conclusione: L’Esortazione alla Sequela di Cristo
Il Vangelo della Trentesima Domenica dopo la Pentecoste ci insegna tre lezioni essenziali per la vita duhovnicesca:
-
I Comandamenti sono la Fondazione: L’amore sincero per il prossimo (il fondamento della Legge) è obbligatorio ed è la misura della nostra fede pratica.
-
La Perfezione Richiede Liberazione: Ogni cristiano ha “qualcosa” che gli manca – un idolo, sia esso la ricchezza, la fama, l’attaccamento a sé stesso o una passione nascosta. La perfezione implica l’identificazione e la rottura di questo legame che ci impedisce di seguire Cristo.
-
La Grazia è il Mistero della Possibilità: Quando il nostro sforzo si scontra con l’impossibilità (come è accaduto al dregatore), non dobbiamo rattristarci in modo definitivo. Dobbiamo umiliarci e chiedere l’aiuto di Dio.
Di fronte a questo Vangelo, siamo chiamati a esaminare sinceramente i nostri cuori. Qual è il cammello che trasciniamo con noi e che non riesce a passare per la cruna dell’ago?
Il vero tesoro nei cieli non si compra vendendo i beni, ma si ottiene con la liberazione del cuore e con la fiducia totale in Colui per il Quale “tutto è possibile”. Preghiamo affinché il Signore ci sciolga da ogni schiavitù terrena e ci rafforzi nel seguire la Via, la Verità e la Vita. Amen.
Note a piè di pagina:
¹ San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Om. 63. (Adattamento dalla traduzione rumena/italiana).
² San Basilio il Grande, Omelia sul Digiuno, Cap. 10. (Adattamento dalla traduzione rumena/italiana).
³ San Teofilatto di Ocrida, Commentario al Vangelo secondo Luca, Cap. 18. (Adattamento dalla traduzione rumena/italiana).

