La Circoncisione del Signore: Sigillo di Umiltà e Inizio della nostra Salvezza

Introduzione: Una festa di obbedienza alla soglia del nuovo anno

Nel primo giorno dell’anno civile, mentre il mondo intero si trova sotto il segno dei nuovi inizi e degli auguri di prosperità, la Chiesa Ortodossa ci chiama a una profonda riflessione spirituale (duhovnicească). Celebriamo oggi la “Circoncisione secondo la carne del Signore”, un evento che, sebbene avvenuto nel silenzio dei primi giorni dopo la Natività, porta in sé la chiave per comprendere l’intera missione del Salvatore.

Otto giorni dopo essere nato nella grotta di Betlemme, Colui che ha dato la Legge sul monte Sinai sottomette Se stesso alla Legge. Non si tratta solo di una formalità rituale dell’antico popolo eletto, ma della prima effusione di sangue del Bambino Gesù per noi. È il momento in cui l’Uomo-Dio riceve il nome di Gesù, sigillando così l’inizio della nostra salvezza attraverso l’umiltà e l’obbedienza perfetta.


I. L’umiltà del Legislatore: Perché si è circonciso Colui che è senza peccato?

La circoncisione era, nel Vecchio Testamento, il segno del patto tra Dio e il popolo eletto, una prova di appartenenza e di purezza. Cristo, essendo il Figlio di Dio e l’Unico senza peccato, non aveva bisogno di questa purificazione rituale. Tuttavia, Egli sceglie di compierla.

Il motivo è profondamente spirituale (duhovnicesc): Cristo viene per compiere la Legge, non per abrogarla, e per dimostrare la realtà del Suo corpo. Attraverso questo atto, Egli ci mostra di essersi fatto veramente uomo, assumendo la biologia e la tradizione della stirpe umana. San Cirillo di Alessandria ci spiega questo paradosso della divinità che si sottomette alla regola:

“Cristo si è circonciso per porre fine alla circoncisione, poiché dopo che è venuta la Verità, l’ombra doveva scomparire. Si è sottomesso alla Legge per liberare coloro che erano sotto la Legge.”¹

Questa sottomissione insegna a noi, cristiani di oggi, che l’ordine e l’obbedienza alle regole della Chiesa non sono pesi, ma gradini della libertà nello Spirito.


II. Il Nome Gesù: La potenza salvifica del Verbo

Sempre in questo ottavo giorno, secondo il Vangelo di Luca (2, 21), il Bambino riceve il nome di Gesù, nome annunciato dall’Arcangelo Gabriele fin dall’Annunciazione. In lingua ebraica, Gesù (Yeshua) significa “Dio salva”.

Portare questo nome è di fondamentale importanza per la nostra vita spirituale (duhovnicească). Il nome del Signore non è solo una denominazione, ma una presenza piena di potere. Attraverso l’invocazione del Suo nome, i santi hanno compiuto miracoli e hanno ottenuto la pace del cuore. San Giovanni Crisostomo sottolinea la grandezza di questo nome:

“Il nome di Gesù è consolazione per l’anima, cibo per la mente e gioia per il cuore. Quando pronunci questo nome, il cielo si rallegra, la terra esulta e i demoni tremano, poiché in questo nome risiede tutta la speranza della nostra salvezza.”²


III. Il pellegrinaggio al Tempio: Il Fanciullo che “cresceva e si fortificava nello spirito”

La seconda parte del Vangelo di oggi ci porta a dodici anni più tardi, a Gerusalemme. Vediamo una famiglia unita che rispetta la festa della Pasqua, offrendoci un modello di vita cristiana per tutte le età. Il rimanere del Giovane Gesù nel Tempio non è un atto di ribellione verso i genitori, ma una rivelazione della Sua identità: “Devo occuparmi delle cose del Padre mio”.

Questa tappa della vita del Signore ci mostra che la crescita esteriore (l’età) deve essere accompagnata da una crescita interiore, spirituale (duhovnicească). Il Suo incontro con i dottori della Legge è l’icona del dialogo tra la Sapienza divina e la ricerca umana. Egli li ascolta e li interroga, insegnandoci il valore del dialogo umile nel processo di conoscenza di Dio.


IV. La circoncisione del cuore: Messaggio per l’uomo contemporaneo

Se la circoncisione secondo la carne è cessata con l’avvento della grazia, essa è stata sostituita nel cristianesimo da un’opera molto più fine: la circoncisione del cuore. San Paolo Apostolo ci dice che la vera circoncisione è quella “nello spirito, non nella lettera”.

Nel mondo di oggi, pieno di rumore e tentazioni sensoriali, questa festa ci chiama alla “circoncisione” dei pensieri malvagi, dei desideri egoistici e dell’orgoglio. Circoncidere il cuore significa fare spazio a Dio affinché dimori in noi. San Macario l’Egiziano descrive questa trasformazione interiore:

“Il cristiano deve circoncidere non il corpo, ma il cuore, attraverso l’opera dello Spirito Santo, allontanando da sé l’involucro del peccato e delle tenebre, affinché la luce di Cristo risplenda in tutto l’uomo interiore.”³


Conclusione: Un anno nuovo nel segno del nome di Gesù

La festa di oggi ci offre l’inizio d’anno più bello possibile. Ci insegna che la salvezza inizia con l’umiltà e si perfeziona attraverso l’obbedienza. Mentre il mondo si concentra su risoluzioni esteriori – dieta, carriera o beni materiali – la Chiesa ci propone una risoluzione spirituale (duhovnicească): portare il nome di Gesù nei nostri cuori ogni giorno di questo nuovo anno.

Possa l’esempio della Santa Famiglia e la crescita del Bambino Gesù “in sapienza e grazia” essere la nostra guida. Sforziamoci affinché nell’anno che viene possiamo tagliare dalla nostra vita tutto ciò che ci separa dall’amore di Dio, trasformando ogni istante in una liturgia di gratitudine.

Esortazione all’azione: Iniziate questo anno recitando più spesso la “Preghiera di Gesù” (Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore). È il modo più sicuro per porre il sigillo del Suo nome su tutti i giorni della nostra vita.


Note a piè di pagina

¹ San Cirillo d’Alessandria, Commento al Vangelo di San Luca, Omelia III.

² San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia III.

³ San Macario l’Egiziano, Omelie spirituali, Omelia V.

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