Il Ruolo dei Santi Martiri e Confessori di Năsăud: Atanasie Todoran di Bichigiu, Vasile di Mocod, Grigore di Zagra e Vasile di Telciu nella Storia della Chiesa Ortodossa Romena

La storia della Chiesa Ortodossa Romena, ininterrotta e piena di fatiche ascetiche, non può essere pienamente compresa senza volgere lo sguardo al luminoso sacrificio di coloro che, in tempi di grave tribolazione, scelsero di anteporre la fede ancestrale alla loro stessa vita terrena. Nel pantheon dei santi romeni, un posto d’onore spetta ai Santi Martiri e Confessori di Năsăud: Atanasie Todoran di Bichigiu, Vasile di Mocod, Grigore di Zagra e Vasile di Telciu.

Questi eroi dell’Ortodossia transilvana non sono solo nomi su un calendario, ma pilastri di fuoco che testimoniano la resistenza spirituale e identitaria del popolo romeno di fronte a un’offensiva sistematica di de-nazionalizzazione e divisione confessionale. Il loro sacrificio del 12 novembre 1763 non fu un semplice atto di rivolta, ma una proclamazione solenne di fedeltà alla Verità immutabile della retta fede.


Contesto Storico: L’Epoca della Grande Prova in Transilvania

Il XVIII secolo rappresentò un periodo di grande agitazione per i Romeni ortodossi in Transilvania, che si trovava sotto il dominio dell’Impero Asburgico. Dopo la Pace di Karlowitz (1699), la politica imperiale mirò costantemente ad attrarre i Romeni alla Chiesa Unita con Roma (Greco-Cattolica), promettendo in cambio diritti e libertà che i Romeni non possedevano in quanto Ortodossi.

Sebbene alcuni Romeni, sotto pressioni economiche e sociali, accettarono l’Uniazione, la grande maggioranza del popolo rimase salda nella propria fede. L’offensiva si intensificò nella zona di Năsăud, un territorio strategico al confine orientale dell’impero. Qui, l’Imperatrice Maria Teresa avviò la militarizzazione della zona attraverso l’istituzione dei due reggimenti di confine (grănicerești).

La Condizione della Coercizione

In concomitanza con le promesse di liberazione dalla servitù della gleba e di acquisizione di diritti militari (tra cui quello di essere “liberi” e non “servi”), fu imposta la condizione obbligatoria che tutti gli arruolati aderissero al Greco-Cattolicesimo. Questa combinazione di attrazione sociale e pressione confessionale creò un campo di battaglia spirituale.

La Protesta e l’Attesa

I Romeni di Năsăud, pur desiderosi di libertà sociale, chiesero insistentemente che il loro diritto alla fede ortodossa fosse garantito per iscritto dall’Imperatrice, rendendosi conto che la libertà terrena non poteva essere acquistata al prezzo di quella celeste. Quando le promesse furono violate e la pressione sulla coscienza divenne insopportabile, scoppiò il movimento di Salva.


Atanasie Todoran di Bichigiu: La Voce Profetica della Nazione

La figura centrale di questo movimento fu Atanasie Todoran di Bichigiu, un contadino libero, anziano e saggio, giunto a un’età veneranda (si ritiene avesse più di 100 anni). La sua esperienza di vita, la conoscenza dei libri e il passato militare (era stato capitano nell’esercito asburgico, ma aveva disertato, rifugiandosi in Moldavia e Maramureș per conservare la sua fede) lo posero alla guida del popolo come un vero e proprio patriarca e condottiero.

La sua Confessione a Salva

Il 10 maggio 1763, nel Campo di Ruben a Salva, dove i soldati di confine erano riuniti per il giuramento militare, Atanasie Todoran pronunciò un discorso sconvolgente. A cavallo, si rivolse alla folla con un incredibile potere di convinzione, sottolineando il tradimento delle autorità:

“Sono due anni che siamo soldati, cioè grăniceri, e non abbiamo ricevuto una carta dall’alta Imperatrice che siamo uomini liberi. Ci hanno registrati come servi, paghiamo tasse, svolgiamo servizi militari; i nostri figli andranno fino ai confini della terra a versare il loro sangue, ma perché? Per essere schiavi, per non avere alcun diritto, perché i nostri figli rimangano ignoranti… Così non porteremo le armi, affinché la santa legge non ci venga oltraggiata dai capi.”¹

Egli esortò i Romeni a rifiutare il giuramento fino a quando non avessero ricevuto una chiara garanzia sui loro diritti e, soprattutto, sulla loro fede. Il suo messaggio fu un grido di risveglio: non negoziate la fede per vantaggi materiali! Il suo gesto spinse due battaglioni di confine a gettare le armi e a rifiutare l’arruolamento sotto la minaccia di perdere l’Ortodossia.


Il Sacrificio Supremo e la Testimonianza degli Amati Discepoli

La reazione delle autorità austriache fu rapida e brutale. Il movimento fu represso, e Atanasie Todoran, considerato l’istigatore, fu catturato e condannato a morte insieme ad altri capi.

I Tre Compagni di Sofferenza

Insieme all’anziano Atanasie, furono martirizzati altri tre uomini, divenuti simboli dell’integrità di Năsăud:

  • Vasile di Mocod
  • Grigore di Zagra (chiamato in alcune fonti anche Marin Grigore)
  • Vasile di Telciu (chiamato in alcune fonti anche Vasile Oichi)

Questi quattro uomini semplici, ma di fede incrollabile, furono le punte di diamante della resistenza ortodossa. Non erano teologi di scuola, ma confessori attraverso l’azione, la cui coscienza spirituale dettava loro di scegliere la morte martirica anziché l’apostasia.

Il Martirio

Il 12 novembre 1763, Atanasie Todoran subì una morte atroce mediante la rottura con la ruota (frângerea cu roata), una punizione riservata ai maggiori ribelli. Gli altri tre, insieme ad altri 19 contadini sottoposti a sevizie, furono giustiziati o torturati in modo barbaro, diventando semi per la rinascita spirituale della Transilvania. Il luogo del martirio, vicino a Gherla, fu santificato dal loro sangue.


Il Loro Ruolo nella Storia della Chiesa Ortodossa Romena: L’Eredità Spirituale

I Santi Martiri di Năsăud non riuscirono a fermare la militarizzazione o l’Uniazione, ma il loro sacrificio ebbe un impatto spirituale e identitario inestimabile, segnando in modo definitivo la storia della Chiesa Ortodossa Romena.

A. La Preservazione della Fede nella Crisi dell’Uniazione

Il loro martirio agì come un muro di difesa dell’Ortodossia. Agendo come uno “shock elettrico” spirituale, rafforzarono la volontà del popolo di non rinnegare la fede ricevuta dal Santo Apostolo Andrea.

  • Il Modello della Confessione: Sottomettendosi volentieri alla morte per la fede, essi dimostrarono che il valore dell’Ortodossia trascende ogni prezzo sociale o politico. Il loro sacrificio fu un potente contro-argomento alla propaganda pro-Uniazione, mantenendo viva la scintilla della fede ancestrale nei villaggi della Transilvania.

B. Simbolo dell’Unità Nazionale Romena

La rivolta di Salva non fu solo una questione religiosa, ma anche socio-nazionale. Atanasie Todoran collegò esplicitamente la libertà sociale a quella confessionale.

  • La Lotta per l’Identità: I Santi di Năsăud incarnarono il rifiuto dei Romeni di essere trattati come una nazione tollerata e di rinunciare al loro fondamento ortodosso, che era sinonimo dell’identità romena stessa. Divennero, così, il simbolo della resistenza romena in Transilvania.

C. La Canonizzazione e il Culto Liturgico

Il riconoscimento ufficiale della loro santità da parte della Chiesa, attraverso la decisione del Santo Sinodo del 22-24 ottobre 2007 e la solenne proclamazione nel 2008, ha coronato la venerazione popolare che esisteva da secoli nella Terra di Năsăud.

  • Giorno della Commemorazione: La Chiesa Ortodossa Romena li commemora il 12 novembre, data del loro martirio.
  • Importanza Ecclesiale: Attraverso la canonizzazione, il loro sacrificio è stato integrato nel culto ufficiale, diventando non solo un momento storico, ma una fonte di grazia e un modello di santità per tutti i fedeli. I loro nomi sono invocati nella preghiera, e i luoghi di culto, come il Monastero “Santa Trinità” di Bichigiu, ne mantengono viva la memoria.

Conclusione: Una Testimonianza per i Nostri Tempi

I Santi Martiri e Confessori di Năsăud – Atanasie Todoran, Vasile, Grigore e Vasile – ci offrono una lezione intramontabile sul coraggio di non negoziare la nostra fede. Il loro sacrificio non fu vano; fu il carburante spirituale che permise alla Chiesa Ortodossa Romena di sopravvivere in Transilvania e di uscirne rafforzata dalle prove.

Nel mondo moderno, dove la fede è spesso sottoposta a pressioni di natura secolare, sociale o economica, l’esempio dei Santi di Năsăud risuona come una voce dall’eternità: La vera libertà non è quella offerta dai dominatori terreni, ma quella ottenuta attraverso la stabilità in Cristo e nella Sua Chiesa. Essi ci chiamano a una confessione viva, a una fede che non teme il sacrificio e che trasforma la sofferenza in gloria celeste.

La loro commemorazione del 12 novembre è, perciò, una chiamata a rinnovare il nostro patto con l’Ortodossia e con la nazione, per la gloria di Dio e per la nostra salvezza.


¹ Citazione ispirata dal testo del discorso di Atanasie Todoran, riportato nei documenti dell’epoca. Cfr., ad esempio, Virgil Șotropa, Înființarea graniței militare năsăudene, p. 72.

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