Il cammino verso Casa: la Domenica dell’Espulsione di Adamo e la soglia della Grande Quaresima

Ogni anno solare ci conduce, con ritmo discreto, verso un giorno di profonda malinconia, ma anche di incrollabile speranza: la Domenica dell’Espulsione di Adamo dal Paradiso. Conosciuta popolarmente anche come Domenica del Perdono (o del “lasciare i latticini”), questo giorno non rappresenta solo una soglia alimentare, ma una frontiera duhovnicesc (spirituale). È il momento in cui ci fermiamo davanti alle porte chiuse dell’Eden per capire perché siamo partiti e, soprattutto, come possiamo ritornare.

In questa domenica, la Chiesa ci pone davanti allo specchio della prima caduta, non per schiacciarci con il senso di colpa, ma per offrirci la “mappa” per recuperare la nostra dignità perduta. Il Vangelo di Matteo (6, 14-21) letto oggi è, in essenza, il codice di condotta per chi desidera incamminarsi sulla via della salvezza.


Il Perdono: la Chiave che apre le Porte del Paradiso

Il punto centrale della vita cristiana, come emerge dai primi versetti del testo evangelico, è il perdono. “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi”.

Il Paradiso non è andato perduto solo a causa di un semplice frutto, ma a causa della rottura della comunione e del rifiuto di assumersi le proprie responsabilità. Quando ad Adamo fu chiesto del suo gesto, egli incolpò Eva, ed Eva incolpò il serpente. Nessuno dei due pronunciò “perdonami”. Così, l’esilio di Adamo è, di fatto, l’autoisolamento dell’uomo che non sa più amare né chiedere perdono.

San Giovanni Crisostomo sottolinea l’importanza capitale di questo atto:

“Nulla ci rende così simili a Dio quanto il fatto di essere pronti a perdonare i malvagi e coloro che ci recano ingiustizia” [1].

Se vogliamo entrare nella Grande Quaresima, dobbiamo lasciarci alle spalle il fardello dei risentimenti. Senza perdono, il digiuno diventa una semplice dieta e la preghiera un vuoto esercizio retorico.


Il Digiuno come “Nepsis” e Gioia Interiore

Un altro aspetto essenziale è l’atteggiamento durante lo sforzo ascetico. Il Salvatore ci avverte: “Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti”. Il termine greco per “ipocriti” è ὑποκριταί (hypokritai), che originariamente significava “attori” o “interpreti di ruoli”.

Il Signore ci chiede di non recitare un ruolo duhovnicesc davanti al mondo. Il digiuno non è una dimostrazione di forza di volontà, ma uno stato di vigilanza, di νήψις (nepsis) — una purificazione della mente e del cuore dai pensieri parassiti.

San Basilio il Grande ci insegna la vera natura del digiuno:

“Non limitare l’utilità del digiuno solo all’astensione dai cibi; poiché il vero digiuno significa l’allontanamento dai peccati. Non mangiare carne di bue, ma non divorare la carne di tuo fratello con la calunnia!” [2].

“Ungersi il capo” e “lavarsi il volto” significa, simbolicamente, custodire la gioia dell’incontro con Dio nella camera segreta del cuore. Il cristiano che digiuna deve emanare luce, non rimprovero o orgoglio nascosto sotto la maschera della stanchezza.


Il Tesoro del Cuore: dov’è la nostra “Metanoia”?

Il finale della pericope evangelica ci parla del nostro investimento esistenziale: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”.

Nella domenica che precede il Digiuno, siamo invitati a una μετάνοια (metanoia). Sebbene spesso tradotta come “pentimento”, il significato originale in lingua greca è “cambiamento della mente” o “riorientamento dell’intero essere”. La metanoia non è solo il pianto per il passato, ma il volgere il cuore verso il futuro eterno.

I tesori terreni — le ricchezze, l’immagine sociale, il successo effimero — sono soggetti alla “tignola e alla ruggine”. Essi sono esterni all’uomo. Il tesoro celeste è la grazia dello Spirito Santo accumulata attraverso le buone opere, la preghiera e la partecipazione ai Santi Misteri.

Sant’Isacco il Siro descrive meravigliosamente questa focalizzazione del cuore:

“Affrettati ad entrare nella tua camera interiore e vedrai la camera celeste; poiché questa e quella sono una cosa sola, e attraverso un’unica entrata le vedrai entrambe. La scala del Regno è dentro di te, nascosta nella tua anima” [3].


La Struttura del Digiuno: i tre gradini dell’ascesa

Per percorrere questo cammino di 40 giorni con profitto duhovnicesc, dobbiamo capire che la Grande Quaresima è strutturata su tre pilastri, tutti presenti nel testo odierno:


Conclusione: un nuovo inizio alla porta dell’Eden

La Domenica dell’Espulsione di Adamo è la domenica del pianto trasformato in speranza. Adamo siede davanti alle porte chiuse, ma Cristo — il Nuovo Adamo — viene ad aprirci un’altra via: la Croce e la Risurrezione.

Questa sera, ai Vespri del Perdono, quando ci chiederemo perdono gli uni gli altri, faremo il primo passo di ritorno verso il Paradiso. Non è un cammino facile, ma è l’unico che riporta “a Casa”. Entriamo in questo Digiuno non come in un periodo di privazioni, ma come in una primavera dell’anima, pulendo il nostro “volto” dalle scorie del peccato e volgendo il nostro “cuore” verso la luce della Risurrezione.

Buon cammino di quaresima, sotto la protezione della grazia divina!


Note e Riferimenti:

[1] San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia XIX.

[2] San Basilio il Grande, Sul Digiuno, Omelia I.

[3] Sant’Isacco il Siro, Discorsi ascetici, Discorso II.

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