La priorità del Regno di Dio nella XXVIII Domenica dopo la Pentecoste
In ogni anno liturgico, la Chiesa Ortodossa ci pone di fronte, nella XXVIII Domenica dopo la Pentecoste, uno specchio della nostra anima: la Parabola degli invitati al banchetto (Luca 14, 16-24). Attraverso questo Vangelo, il Salvatore Cristo non ci offre solo una semplice storia con un significato nascosto, ma una mappa chiara del cammino verso il Regno dei Cieli e, al tempo stesso, un solenne avvertimento. Chi è il Padrone che offre la Cena? Chi sono gli invitati e quali sono le scuse che possono lasciarci fuori? Queste domande toccano l’essenza della vita cristiana e ci spingono a una profonda revisione spirituale delle nostre priorità.
🍽️ La Grande Cena: Cristo e il Suo Regno
La Parabola inizia in modo semplice: “Un uomo diede una grande cena e invitò molti” (Lc 14, 16). Nella visione dei Santi Padri, la Grande Cena simboleggia, in primo luogo, il Regno di Dio, la gioia escatologica della piena comunione con Lui. Essa rappresenta però anche la Chiesa sulla terra – il Sacramento della Santa Eucaristia – che è l’anticipo di questa gioia celeste. Il Padrone che organizza il banchetto è, senza dubbio, Dio Padre, e il servo inviato a chiamare è Gesù Cristo o, in senso lato, i predicatori del Santo Vangelo, dai Profeti, agli Apostoli, fino ai sacerdoti di oggi.
L’invito è stato fatto, tutto è pronto. Questo è il punto cruciale: Dio ha preparato ogni cosa per la salvezza dell’uomo. Il sacrificio di Cristo è perfetto, i Santi Misteri sono accessibili, la grazia è offerta in abbondanza. Nulla manca al banchetto spirituale. La chiamata non è di routine, ma un invito al Compimento della vita.
“Questo banchetto è Gesù, che ha dato Sé stesso come cibo. Chi gusta di Lui ha la vita eterna.”
San Clemente di Alessandria 1
🚧 La Chiamata Universale e i Rifiuti Inattesi
La parte più dolorosa della Parabola è il rifiuto degli invitati. Non sono estranei, ma persone che erano state invitate in precedenza e che, molto probabilmente, avevano accettato in linea di principio. Tuttavia, quando arriva l’ora della cena, cioè il momento dell’azione concreta e della decisione finale, essi si tirano indietro, adducendo pretesti di natura mondana.
La Scrittura menziona tre rifiuti archetipici:
Il campo comprato: “Ho comprato un campo e devo uscire a vederlo; ti prego, scusami.” (Lc 14, 18). Questo simboleggia i possedimenti materiali, l’eccessiva preoccupazione per la ricchezza e l’attaccamento alle cose terrene. È l’uomo dominato dall’avidità o dalla paura di perdere ciò che ha accumulato, mettendo la terra al di sopra del Cielo.
Cinque paia di buoi (dieci buoi) comprati: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, scusami.” (Lc 14, 19). I buoi, strumenti di lavoro, rappresentano le preoccupazioni eccessive, il lavoro smodato e la dipendenza dalla carriera o dagli affari. L’uomo che lega la salvezza al successo professionale o ai piani immediati, ignorando l’eternità.
La donna presa in moglie: “Ho preso moglie e perciò non posso venire.” (Lc 14, 20). Sebbene il vincolo matrimoniale sia sacro, in questo contesto simboleggia i piaceri carnali, gli attaccamenti umani che diventano idoli e la negligenza delle cose sante a causa del comfort personale o della famiglia elevata ad assoluto.
💸 La Trappola del Mondo: Priorità Ribaltate
Nessuno dei tre motivi è, di per sé, un peccato: il lavoro, la proprietà e la famiglia sono benedizioni di Dio. Il problema non è cosa fanno, ma quando lo fanno e come stabiliscono le priorità. I rifiuti mostrano una priorità ribaltata: gli interessi mondani, temporanei e deperibili, sono anteposti all’invito alla Vita Eterna.
Questo atteggiamento riflette ciò che il Salvatore diceva altrove: “Non potete servire Dio e Mammona” (Mt 6, 24). Quando l’accumulo diventa lo scopo, e i piani personali eclissano la chiamata di Dio, l’uomo diventa spiritualmente cieco e insensibile.
“Perché, per gustare un cibo mortale, sei pronto a perdere il cibo eterno di Cristo? Non per condannare ciò che è necessario alla vita, ma per mostrare che nulla di tutto questo deve essere anteposto alla cena, cioè alla salvezza.”
San Giovanni Crisostomo 2
🧍 La Risposta del Padrone: Dagli Invitati a Quelli per le Strade
Vedendo il rifiuto dei primi, il Padrone di casa si adira. L’ira di Dio non è uno scoppio passionale, ma un’espressione della Sua giustizia e del Suo dolore per la mancanza di gratitudine. Egli non lascia però il banchetto vuoto. La Sua risposta è una dimostrazione sorprendente di misericordia e universalità:
La prima estensione: “Esci subito per le piazze e le vie della città, e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi.” (Lc 14, 21). Questi sventurati, ignorati dalla società, sono coloro che non hanno nulla da perdere. Essi simboleggiano i pubblicani, i peccatori e tutti gli umili che non si ritengono degni, ma che accettano immediatamente la chiamata. Inoltre, rappresentano i Santi Apostoli, che, essendo semplici, hanno accolto il Vangelo.
La seconda estensione (ancora più radicale): “Esci per le strade e i sentieri e costringili a entrare, affinché la mia casa si riempia…” (Lc 14, 23). Se le prime chiamate riguardavano il popolo eletto (Israele), la seconda estensione si rivolge ai Gentili, ai pagani, che erano “fuori” dalla città della Legge. Le strade e i sentieri simboleggiano i margini del mondo civilizzato, mostrando che il Vangelo è per tutti, senza discriminazione etnica o sociale.
🛐 “Costringili a entrare”: Una Sollecitudine Spirituale
L’espressione “costringili a entrare” è spesso fraintesa. La Chiesa Ortodossa non ha mai predicato la conversione attraverso la forza o la costrizione fisica. I Santi Padri interpretano questa costrizione come una sollecitudine e uno zelo spirituale estremo da parte dei servitori. Si tratta di una costrizione attuata tramite:
L’amore ardente del predicatore;
Gli argomenti convincenti della Verità;
I poteri (miracoli) che dimostrano l’autenticità della chiamata;
La Grazia di Dio, che tocca il cuore.
È una costrizione della coscienza, un appello incessante alla libertà interiore dell’uomo di scegliere il bene. Di fatto, alla fine, l’atto di costrizione più importante è quello che facciamo con noi stessi, lottando con le nostre debolezze per renderci degni della Santa Eucaristia, come dice il Salvatore: “Il regno dei cieli è preso d’assalto e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11, 12).
💡 Prospettive dalla Santa Tradizione
La comprensione profonda di questa parabola emerge al meglio dalle interpretazioni dei Santi Padri, che ci aiutano a estrarre l’essenza spirituale del messaggio:
San Giovanni Crisostomo sottolinea il carattere tragicomico delle scuse:
“Vedi che si tratta di un’ironia? Il primo dice di avere un campo, l’altro cinque paia di buoi, e il terzo di aver preso moglie. Nessuno adduce una scusa fondata, ma un pretesto facile da eliminare. Era l’ora della Cena, la più adatta al riposo e non a provare i buoi o a vedere il campo. (…) Perciò non ha chiesto perdono, ma ha detto: ti prego, scusami, come se avesse commesso un’azione cattiva. Ecco quanto è grande il peccato di anteporre le cose terrene a quelle celesti.”
San Giovanni Crisostomo 3
San Gregorio Magno (Dialogo) identifica il simbolismo dei buoi e della donna con i vizi:
“I cinque buoi comprati sono i cinque sensi del nostro corpo (vista, udito, olfatto, gusto e tatto), che, attraverso le concupiscenze, ci trascinano al peccato. L’uomo compra ‘cinque paia di buoi’ quando si lascia dominare dai dieci comandamenti trasgrediti attraverso i dieci sensi. E colui che ha preso moglie non può venire, poiché il piacere carnale lo tiene legato, impedendogli di partecipare alle nozze celesti.”
San Gregorio Magno 4
Questa parabola è un avvertimento e una promessa. L’avvertimento si conclude con la giusta sentenza: “Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena” (Lc 14, 24). È la condanna di coloro che, chiamati alla grazia, hanno rifiutato. La promessa è, tuttavia, che, indipendentemente dal nostro stato sociale, morale o spirituale, la tavola è apparecchiata per noi.
🙏 Conclusione: Non Sprechiamo la Nostra Vocazione
La Parabola degli invitati al banchetto, letta nella XXVIII Domenica dopo la Pentecoste, chiama ognuno di noi a un esame spirituale della propria vita. Siamo tutti chiamati alla comunione con Cristo, attraverso il Battesimo e la Santa Eucaristia, che è il centro della vita della Chiesa.
La domanda che rimane è: Qual è il mio campo? Quali sono i miei buoi? Chi o cosa è l’attaccamento che mi impedisce di venire a Cristo?
Nel mondo moderno, il campo può essere un conto bancario insaziabile. I buoi possono essere le ore infinite trascorse davanti agli schermi o nell’accesa competizione professionale. La donna può essere la dipendenza dal comfort eccessivo, dai selfie o da qualsiasi forma di piacere che intorpidisce i nostri sensi spirituali.
Siamo chiamati a non sprecare la nostra vocazione all’eternità per un profitto effimero. Dobbiamo essere come i poveri e i ciechi che, non avendo nulla, accettano tutto. Dobbiamo costringere noi stessi con zelo e umiltà a entrare nella casa del Padrone, poiché “è stato fatto come hai ordinato, e c’è ancora posto.” (Lc 14, 22). Il posto alla Grande Cena è preparato. Assicuriamoci di non presentarci davanti a Dio con scuse, ma con un cuore preparato per il Suo banchetto.
Note a Piè di Pagina
1 Clemente di Alessandria, Il Pedagogo, Libro II, Cap. III.
2 San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Luca, Omelia XXXVI.
3 San Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo secondo Luca, Omelia LXXIII.
4 San Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli, Omelia XXXVI.

