Il Vangelo letto nella XXVI Domenica dopo la Pentecoste ci pone di fronte a uno specchio implacabile. Nel nostro mondo moderno, ossessionato dall’accumulo, dalla sicurezza finanziaria e dai piani a lungo termine, le parole del Salvatore risuonano con un’attualità sconvolgente. La Parabola del Ricco a Cui la Campagna Aveva Dato un Abbondante Raccolto (Luca 12, 16-21) non è solo un racconto su un uomo avido dell’antichità; è la diagnosi posta da Cristo alla mentalità che ripone la speranza nei granai e che dimentica che la vita stessa non ci appartiene.
La missione di questo Vangelo è radicale: ci obbliga a ridefinire il concetto di ricchezza e a chiederci: Dove stiamo accumulando, veramente, la nostra anima?
1. Il Contesto della Parabola: La Radice dell’Inganno – L’Avarizia
La parabola non appare all’improvviso. È la risposta diretta del Salvatore alla richiesta di un uomo dalla folla: “Maestro, di’ a mio fratello di dividere con me l’eredità” (Luca 12, 13). Cristo rifiuta di entrare nella loro disputa legale, ma va direttamente alla radice del problema: l’avarizia.
“State attenti e guardatevi da ogni avidità, perché la vita di uno non dipende dalla quantità dei suoi beni.” (Luca 12, 15)
In una sola frase, il Salvatore frantuma l’illusione fondamentale della nostra società, quella secondo cui la felicità è direttamente proporzionale alla quantità di beni posseduti. L’uomo che si sente al sicuro solo quando ha un eccesso è già schiavo della sua stessa ricchezza.
2. Il Dramma Interiore del Ricco: La Schiavitù dei Pronomi Personali
Gesù inizia la parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un abbondante raccolto.” Osserviamo che Dio non punisce l’uomo perché è ricco o perché ha lavorato, ma per il modo in cui gestisce la ricchezza e, soprattutto, per il modo in cui pensa.
2.1. Il Monologo Autistico: La Trappola di “Io” e “Mio”
Analizzate il linguaggio del ricco nel suo monologo interiore: “Che farò, perché non ho dove raccogliere i miei frutti? E disse: Questo farò: Distruggerò i miei granai e ne edificherò di più grandi e vi radunerò tutti i miei frutti e tutti i miei beni; e dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti.”
In poche righe, il ricco usa pronomi e aggettivi possessivi 12 volte, e non menziona mai né Dio né il prossimo.
San Giovanni Crisostomo sottolinea: “Egli parla con se stesso, ma in tutto questo discorso non pronuncia una parola di bene, né un pensiero di ringraziamento verso il Donatore. La sua mente ruota attorno ai granai e ai frutti, incapace di uscire dal cerchio stretto del sé.”¹
Questa è l’essenza del suo peccato: l’isolamento autosufficiente. Riceve il dono da Dio (l’abbondanza del raccolto) e lo trasforma istantaneamente in uno strumento di separazione da Dio e dagli uomini. Non si chiede: A chi darò?, ma solo: Dove raccoglierò?
2.2. La Tirannia dei Granai: La Salvezza Materiale
Il ricco confonde la sua anima con lo stomaco e la sicurezza finanziaria. Dice alla sua anima: “Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti.”
Per lui, la salvezza significa assicurazione materiale. Ha trasformato i granai nel suo idolo, credendo che la durata della vita e la felicità siano garantite dalla dimensione delle sue scorte. Questa è una ridefinizione pagana della vita: la sua esistenza si riduce al consumo e alla pigrizia.
3. La Sentenza Divina: “Stolto!”
Quando l’uomo raggiunge l’apice della sua pianificazione egoistica, interviene una voce dal cielo, che capovolge l’intera costruzione logica del ricco: “Ma Dio gli disse: Stolto! Questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?”
Questo non è una maledizione, ma un verdetto di follia metafisica. Perché viene chiamato Stolto?
3.1. La Follia dei Piani Senza Eternità
Al ricco è stato concesso il termine di validità più breve: “Questa notte stessa”. La sua follia consiste nel fatto che ha pianificato anni senza avere la garanzia del domani. Ha ignorato l’unica certezza della vita: la morte.
San Basilio Magno ci mette in guardia contro questo inganno: “Chiunque vive come se dovesse morire domani, non può essere chiamato stolto, ma saggio. Ma chi fa piani per un secolo, pur non padroneggiando nemmeno l’attimo presente, è veramente stolto.”²
La pianificazione umana è una virtù, ma solo se è subordinata alla volontà dello spirito di essere preparati in qualsiasi momento all’incontro con Dio.
3.2. La Futilità dell’Accumulo nell’Ora della Morte
La domanda tagliente di Dio: “E quello che hai preparato di chi sarà?” annulla tutta la sua vita. La morte non solo interrompe i suoi piani, ma confisca la sua proprietà. Il ricco non era il proprietario dei frutti, ma solo il loro amministratore per un breve periodo. Ha fallito nell’usare i mezzi terreni per scopi celesti.
4. L’Interpretazione Duhovnicescă: Arricchirsi in Dio
La parabola si conclude con la sentenza: “Così accade a chi accumula tesori per sé stesso e non si arricchisce in Dio.”
Arricchirsi in Dio significa investire nell’imperituro, trasformare i beni materiali effimeri in tesori eterni.
4.1. I Veri Granai dello Spirito
Quali sono i granai che Cristo ci insegna a costruire?
- L’Elemosina e le Buone Opere: Ogni bene dato al povero, al malato o all’affamato è un investimento in Cielo. I nostri granai spirituali sono il ventre degli affamati e le vesti degli ignudi.
- L’Umiltà e l’Amore: Accumulare beni spirituali (pazienza, perdono, mitezza) è la vera riserva che ci sosterrà nell’ora del giudizio.
San Clemente Alessandrino ci insegna: “Se vuoi conservare le tue ricchezze al sicuro, mandale in Cielo, dove i ladri non rubano, né la tignola le consuma. Poiché quei beni diventano immateriali, mentre quelli terreni si disperdono.”³
4.2. Il Riposo dello Spirito: Cibo e Bevanda della Vita
Quando il ricco dice “riposati, mangia, bevi, divertiti”, descrive una felicità basata sui sensi. La prospettiva duhovnicescă (spirituale) cambia totalmente questa visione:
- Il Vero Riposo: Non è la pigrizia, ma la pace dell’anima data dalla coscienza pulita e dalla comunione con Dio (la pace della grazia).
- Il Vero Cibo e Bevanda: Sono il Corpo e il Sangue del Salvatore nella Santa Eucaristia e la Parola di Dio. “Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato.” (Giovanni 4:34).
Così, colui che si arricchisce in Dio può permettersi di riposare nello spirito, non perché ha i granai pieni, ma perché la sua fiducia è in Cristo, e la sua anima non è legata a nulla di terreno.
Conclusione: Essere Saggio, Non Stolto
La parabola della XXVI Domenica dopo la Pentecoste non è una condanna della ricchezza, ma una condanna dell’adorazione della ricchezza. Cristo non ci chiede di rinunciare ai nostri beni per diventare poveri, ma di usarli come mezzi di santificazione, trasformandoli da granai che ci legano alla terra in ponti che ci uniscono al Cielo.
Ognuno di noi ha una campagna che dà frutto: tempo, talenti, salute, denaro, posizioni. La domanda cruciale non è quanto abbiamo accumulato, ma come abbiamo usato il dono di Dio.
Preghiamo affinché il Signore ci sottragga al monologo egocentrico di io e mio e diriga il nostro cuore verso la vera saggezza. Dobbiamo essere sempre pronti, affinché, in qualsiasi notte, quando ci verrà richiesta la vita, non si scopra che i nostri granai sono pieni, ma che la nostra anima è vuota di Dio.
Eserto: Iniziamo oggi stesso a costruire i nostri nuovi granai – quelli della misericordia, della preghiera e del perdono – perché solo questi ci seguiranno nel Regno eterno.
Note a Piè di Pagina
¹ San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Luca, Omilia XL.
² San Basilio Magno, Omelia di Avvertimento contro l’Avarizia, Patrologia Graecae 31, 269C.
³ San Clemente Alessandrino, Quale uomo ricco sarà salvato?, Cap. XXIX.

