Introduzione: Un richiamo che attraversa i secoli
Siamo alla vigilia di una delle più grandi e luminose feste della cristianità: il Battesimo del Signore o Epifania (Teofania). In questo periodo di transizione, la Chiesa ferma i nostri passi dinanzi a una figura monumentale, la cui vita è stata essa stessa un ponte tra il Vecchio e il Nuovo Testamento: San Giovanni Battista. Il Vangelo di questa domenica (Marco 1, 1-8) non è solo un resoconto storico di un uomo che viveva nel deserto, ma è un manifesto del nostro risveglio interiore.
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” – questo grido non risuona solo tra le rocce del Giordano, ma vibra nel profondo di ogni anima che ha sete di senso. In un mondo in cui siamo assaliti da migliaia di voci e messaggi, la Domenica prima dell’Epifania ci invita a fare silenzio, per ascoltare l’unica voce capace di mostrarci la strada verso la vera libertà spirituale (duhovnicească).
I. L’inizio del Vangelo: Cristo, il Figlio di Dio
San Marco Evangelista inizia il suo scritto con un’affermazione di una forza dirompente: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Per noi lettori di oggi, il termine “Vangelo” è familiare, ma nel contesto di allora significava “Buona Novella” per eccellenza. Non era una notizia qualunque, ma l’annuncio che Dio era intervenuto radicalmente nella storia umana.
Questa prima frase stabilisce il fondamento di tutta la nostra vita spirituale (duhovnicească). Cristo non è solo un modello morale o un filosofo sapiente, ma il Figlio di Dio che viene a restaurare l’immagine umana contaminata dal peccato. Accettare questo “inizio” significa accettare che la nostra vita ha un punto di riferimento divino, capace di tirarci fuori dall’assurdo della sofferenza e della morte.
II. San Giovanni Battista: L’angelo nel corpo e l’ascesi del deserto
La descrizione di San Giovanni colpisce per rigore e semplicità: vesti di peli di cammello, cintura di pelle e un nutrimento minimalista. Questa immagine non è un semplice dettaglio biografico, ma una lezione di essenzialità. Nel deserto, Giovanni si è spogliato di tutto ciò che era superfluo per rivestirsi della potenza dello Spirito.
Egli è chiamato “angelo” (messaggero) del Signore, poiché la sua vita è stata un servizio incessante. I Santi Padri vedono nell’ascesi di Giovanni un modello per ogni cristiano che desidera avvicinarsi a Dio. San Giovanni Crisostomo ci spiega l’importanza di questa preparazione:
“Il deserto in cui predicava Giovanni non era solo un luogo geografico, ma lo stato dell’anima purificata dal rumore delle passioni. Egli scelse l’asprezza della vita per mostrare che il cammino verso Dio inizia attraverso la padronanza di sé e il rinnegamento delle vanità del mondo.”¹
III. Il Pentimento: La porta attraverso cui entra la Grazia
Il messaggio centrale di Giovanni era “il battesimo di pentimento per il perdono dei peccati”. In greco, il termine per pentimento è metanoia, che significa letteralmente “cambio della mente” o del modo di vedere la vita. Non si tratta di un semplice rimorso psicologico o di una tristezza deprimente, ma di un volgersi radicale di tutto l’essere verso Dio.
Il pentimento è l’opera spirituale (duhovnicească) attraverso la quale “raddrizziamo i sentieri” dell’anima. Proprio come una strada piena di buche e rovi impedisce il passaggio di un re, così un cuore pieno di odio, orgoglio o egoismo impedisce alla grazia di Dio di operare. San Diadoco di Fotice sottolinea:
“Il pentimento è ciò che raccoglie la mente dispersa nelle cose terrene e la prepara a ricevere la luce dello Spirito Santo, poiché nessuno può vedere Dio se non ha prima pulito lo specchio dell’anima attraverso le lacrime e la confessione.”²
Il fatto che “tutta la regione della Giudea” andasse al Giordano ci mostra una fame collettiva di autenticità, un bisogno profondo di scaricare la coscienza, rilevante anche nel contesto attuale, dove la pressione psicologica e l’alienazione sono a livelli allarmanti.
IV. L’umiltà suprema: “Non sono degno di slegare i lacci”
La misura più alta della statura di Giovanni Battista è la sua umiltà. Sebbene fosse ammirato da migliaia di persone, egli rifiuta di attirare l’attenzione sulla propria persona, indicando costantemente Cristo: “Viene dopo di me colui che è più forte di me”.
L’affermazione di non essere degno di slegare i lacci dei sandali del Signore era, in quell’epoca, un gesto di un’umiltà estrema, che nemmeno gli schiavi ebrei erano obbligati a fare per i loro padroni. Questo atteggiamento è la chiave del successo nella vita spirituale (duhovnicească). Più l’uomo si umilia, più Dio può dimorare in lui.
San Gregorio Magno interpreta così questo momento:
“Giovanni, il più grande tra i nati da donna, si considera il più piccolo davanti al Signore. Egli sapeva che la sua missione era solo quella di essere un dito che indica la Verità, non la Verità stessa. Questo è il mistero di ogni servitore della Chiesa: scomparire affinché Cristo cresca negli altri.”³
V. Il Battesimo con lo Spirito Santo: Il passaggio dall’acqua al fuoco divino
Giovanni fa una distinzione chiara tra il suo battesimo e quello di Cristo: “Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Il battesimo di Giovanni era di preparazione, di purificazione esteriore che simboleggiava il desiderio dell’uomo di cambiare. Invece, il battesimo portato da Gesù è ontologico, trasforma la natura umana, la “brucia” attraverso il fuoco dello Spirito Santo e la fa nascere di nuovo.
Per noi, battezzati nel nome della Santissima Trinità, questa domenica è un promemoria della nostra dignità. Abbiamo ricevuto il “sigillo del dono dello Spirito Santo”, ma abbiamo il dovere di mantenere acceso questo fuoco attraverso la preghiera e le buone opere. La preparazione all’Epifania è, di fatto, un rinnovamento delle nostre promesse battesimali.
Conclusione: Preparare la via nella nostra vita quotidiana
La Domenica prima del Battesimo del Signore non è solo un preludio liturgico, ma una sfida diretta. In una società digitalizzata, dove il “deserto” sembra essere ovunque intorno a noi per la mancanza di una reale comunione, la voce di Giovanni Battista ci chiama a una rivoluzione interiore.
“Preparare la via” significa oggi scegliere la verità al posto della menzogna, il perdono al posto del risentimento e la temperanza al posto dell’eccesso. È un lavoro spirituale (duhovnicesc) quotidiano, una lotta per fare posto a Dio nella nostra vita frenetica.
Usiamo questi giorni per un sincero esame di coscienza, accostandoci al sacramento della Santa Confessione, affinché alla festa dell’Epifania, quando la natura delle acque viene santificata, possiamo santificare anche noi le nostre anime, diventando vasi accoglienti dello Spirito Santo.
Esortazione all’azione: Questa settimana, scegliete una sola abitudine che “restringe la via” verso Dio (può essere il tempo eccessivo al telefono, una parola aspra detta a una persona cara o il trascurare la preghiera del mattino) e cercate di correggerla, in onore di Colui che viene al Giordano per salvarci.
Note a piè di pagina
¹ San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, Omelia X.
² San Diadoco di Fotice, Cento capitoli sulla perfezione spirituale, cap. 76.
³ San Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli, Omelia VII.

