1. Introduzione: La Domanda che Separa la Fede dall’Azione
Uno dei Vangeli più profondi e direttamente provocatori, letto nella XXV Domenica dopo la Pentecoste, ci pone di fronte allo specchio della nostra stessa fede. La Parabola del Buon Samaritano (Luca 10, 25-37) non è solo un racconto morale sulla bontà, ma è la risposta perfetta di Cristo alla più grande domanda della vita umana: “che devo fare per ereditare la vita eterna?”
Un dottore della Legge, conoscitore delle Scritture, si avvicina al Salvatore non per un desiderio sincero di apprendere, ma per metterlo alla prova e per giustificare se stesso. Egli sapeva che la vita eterna dipendeva dall’amore per Dio e per il prossimo, ma, desiderando restringere i suoi obblighi, chiede: “E chi è il mio prossimo?”
Con questa domanda, egli cercava di costruire un recinto attorno al suo cuore, delimitando chi doveva amare da chi poteva ignorare. Il Salvatore non gli dà una definizione astratta, ma gli offre una parabola che, da oltre due millenni, ridefinisce la misericordia, mostrando che l’amore è un’azione incondizionata, e il prossimo è colui che si fa prossimo.
2. Il Viaggio della Tragedia: Da Gerusalemme a Gerico
Gesù inizia la parabola con una descrizione drammatica, intrisa di una profonda interpretazione spirituale, come ci hanno lasciato i Santi Padri.
“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e incappò nei briganti che, dopo averlo spogliato e percosso, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.”
La strada tra Gerusalemme (la città della Pace, del Tempio, simbolo del Paradiso e della comunione con Dio) e Gerico (città del mondo vano, simbolo del terrestre) era notoriamente pericolosa, piena di dirupi e nascondigli, ideale per i briganti.
2.1. L’Interpretazione dei Padri: Il Dramma dell’Uomo Caduto
Per i Santi Padri, questa scena non descrive solo un evento storico, ma l’intero dramma del genere umano dalla caduta di Adamo.
- L’uomo che scende: Simboleggia Adamo e, per estensione, ogni uomo che, per disubbidienza, è disceso dall’altezza della Grazia (Gerusalemme) nella valle delle passioni e della morte (Gerico).
- I briganti: Questi non sono semplici ladri di strada, ma, nella profonda interpretazione, rappresentano gli spiriti del male e delle passioni (avidità, orgoglio, lussuria). I briganti spogliano l’uomo del vestito della Grazia e lo feriscono con i peccati, lasciandolo “mezzo morto” – cioè morto spiritualmente, ma vivo nel corpo, affinché possa ancora essere salvato.
Origene, uno dei più antichi commentatori della parabola, spiega: “L’uomo che scendeva è Adamo; Gerusalemme è il Paradiso; Gerico è il mondo; i briganti sono le potenze avverse [i demoni]; le ferite sono la disubbidienza; il sacerdote è la Legge; il levita è la profezia; e il Samaritano è Cristo.”¹
3. Il Fallimento del Rituale: L’Indifferenza del Sacerdote e del Levita
Sulla strada scoscesa della sofferenza umana, appaiono due esponenti dell’autorità religiosa dell’Antica Legge: un sacerdote e un levita. Entrambi erano in dovere, per la loro funzione, di servire il prossimo, ma entrambi passarono oltre.
“Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, vistolo, passò oltre. Così pure un levita, giunto in quel luogo, venuto e visto, passò oltre.”
3.1. La Priorità Sbagliata dell’Amore
Perché fallirono? Forse per la paura di toccare un cadavere e contaminarsi ritualmente, il che avrebbe impedito loro di servire nel Tempio. O forse per la paura che i briganti potessero tornare.
Indipendentemente dal motivo, la loro azione rivela una gerarchia di valori errata: hanno messo la regola rituale al di sopra del comandamento della misericordia. La Legge (il Sacerdote) e i Profeti (il Levita), che dovevano preparare il popolo per la venuta del Salvatore, non potevano curare la ferita fondamentale dell’uomo, quella del peccato e della morte. Videro l’uomo ferito, ma rimasero solo osservatori passivi della tragedia.
4. Il Samaritano: Compassione e Amore che Superano il Dogma
Il momento centrale della parabola è costituito dall’apparizione del Samaritano. Nel contesto sociale dell’epoca, i Samaritani erano considerati dagli ebrei scismatici, stranieri, persino nemici, e il loro nome era spesso usato come insulto.
La scelta di un Samaritano da parte di Cristo è, quindi, un atto di una forza didattica straordinaria. Il Salvatore mostra che la vera fede non è un titolo di nobiltà o una funzione elevata, ma uno stato del cuore: la compassione.
“Invece, un Samaritano, che era in viaggio, gli si avvicinò e, vedendolo, ne ebbe compassione e, accostatosi, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino…”
4.1. La Terapia Vista Attraverso gli Occhi dei Santi Padri
Il Samaritano non solo ha compassione, ma si avvicina e agisce:
- L’Avvicinamento: Ha superato la barriera sociale e la paura personale, offrendo la sua presenza.
- L’Olio e il Vino: Questi non sono semplici rimedi, ma simboli sacri. L’olio (che lenisce e ammorbidisce le ferite) simboleggia la grazia di Dio, la consolazione e il perdono. Il vino (che brucia, ma disinfetta) simboleggia la penitenza, la disciplina e la Parola aspra della Legge che guarisce a lungo termine. Sant’Ambrogio di Milano interpreta: “L’olio è la grazia, il vino è il rimprovero: la grazia consola; il rimprovero brucia. Egli [il Samaritano] porta la guarigione non solo con la consolazione della dolcezza, ma anche con il bruciore del rimedio che agisce sul dolore.”²
- Il Sacrificio Personale: Lo caricò sul suo asino (assumendo il peso della sofferenza), lo portò alla locanda e, il giorno dopo, pagò due denari, promettendo di coprire anche le spese future.
Questo coinvolgimento totale dimostra che la misericordia autentica implica sacrificio di tempo, risorse e comfort personale.
5. Gesù Cristo – Il Vero Buon Samaritano
La più alta interpretazione dei Santi Padri ci mostra che il Samaritano non è un semplice modello morale, ma Gesù Cristo stesso.
Gesù fu chiamato dagli ebrei “Samaritano” (Giovanni 8, 48) come scherno. Egli, pur disprezzato dalla sua stessa gente, è disceso dal Cielo (dalla Gerusalemme Celeste) nel nostro mondo ferito (Gerico) proprio per guarirci.
- Il Samaritano (Cristo): Colui che, mosso da compassione (la misericordia del Padre), si china sull’umanità caduta.
- Il Suo Asino: Il Suo Corpo, attraverso il quale ha portato le nostre ferite sulla Croce.
- La Locanda (l’Ospizio): La Santa Chiesa, che non è un tribunale, ma, come diceva San Giovanni Crisostomo, “un ospedale [spirituale] in cui le persone guariscono dai peccati.”³ La Chiesa è il luogo dove, attraverso i Santi Misteri (Battesimo, Confessione, Comunione), vengono riversati incessantemente la grazia (l’olio) e la forza (il vino) nelle ferite dell’anima.
- I Due Denari: Simboleggiano sia i due Testamenti (Antico e Nuovo), sia i due grandi Comandamenti dell’Amore (verso Dio e verso il prossimo), che Cristo ha lasciato alla Chiesa (all’Oste) per amministrarli in vista della nostra salvezza.
La promessa: “quello che spenderai in più, io, al mio ritorno, te lo rifonderò” indica il Suo ritorno alla Seconda Venuta, quando ricompenserà la Chiesa per la sua opera di salvezza degli uomini.
6. Conclusione: Va’ e Fa’ Anche Tu lo Stesso
Dopo che il Salvatore ebbe terminato la parabola, chiese al dottore della Legge: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”
La risposta venne spontanea: “Colui che ha avuto misericordia di lui.”
Con questa risposta, il dottore della Legge, costretto dalla logica della parabola, spostò l’accento da una definizione stretta del prossimo a una definizione del sé in relazione all’altro. Non importa chi sia il ferito, ma chi tu diventi per lui.
In questo momento si trova l’essenza spirituale della XXV Domenica dopo la Pentecoste: “Va’ e fa’ anche tu lo stesso.”
6.1. Il Comandamento dell’Amore, la Via per la Vita Eterna
Questo comandamento finale non è solo un dovere, ma l’unica via sicura per la vita eterna. Esso ci insegna che:
- Il prossimo non si sceglie, ma si incontra: È qualsiasi uomo in sofferenza, indipendentemente da etnia, fede, status sociale o storia personale.
- La Fede Senza le Opere è Morta: Il sacerdote e il levita avevano la conoscenza della Legge, ma mancavano dell’azione. Noi, cristiani ortodossi, abbiamo i Santi Misteri, la conoscenza dogmatica e una ricchezza liturgica, ma queste devono essere attivate attraverso la misericordia concreta.
- La Misericordia non è Offerta, ma Sacrificio: Deve costarci tempo, sforzo e risorse. Dobbiamo spogliarci del nostro comfort per rivestire la sofferenza dell’altro.
Preghiamo affinché, per la grazia di Cristo, il Vero Samaritano, anche noi possiamo acquisire un cuore compassionevole, capace di vedere in ogni uomo caduto sulla strada, il Salvatore stesso ferito, adempiendo così il comandamento che ci rende vivi.
Note a Piè di Pagina
¹ Origene, Omelie su Luca, Omelia 34, in Patrologia Graeca, vol. 13.
² Sant’Ambrogio di Milano, Expositio Evangelii Secundum Lucam, Cap. VII.
³ San Giovanni Crisostomo, citato dal Patriarca Daniel nelle prediche sulla Domenica del Samaritano Misericordioso (Vedi: La Chiesa – Ospedale Spirituale).

