La Potenza che Sconfigge la Morte: Fede, Tocco e Resurrezione

 

Spiegazione del Vangelo di Luca (8, 41-56) – XXIV Domenica dopo la Pentecoste (Tradizione Ortodossa)

Ci sono momenti nella nostra vita in cui il fallimento sembra definitivo, quando le lacrime si mescolano alla disperazione e la porta della speranza appare chiusa. È proprio in questi istanti che il Salvatore Cristo ci offre una lezione essenziale: nel Suo Regno, la morte non è una fine, ma solo un sonno temporaneo, sconfitto dalla potenza della fede.

Il Vangelo della XXIV Domenica dopo la Pentecoste (Luca 8, 41-56) è un gioiello narrativo, una sorta di sandwich divino, in cui due miracoli spettacolari – la guarigione dell’emorroissa e la risurrezione della figlia di Giàiro – sono intrecciati. Leggendo questo testo, scopriamo due volti della fede, due modi in cui l’anima umana, sopraffatta dall’impotenza, si attacca a Cristo e riceve non solo la salute, ma il dono stesso della vita.


 

I. La Grande Inversione: Il Capo della Sinagoga si Prostra in Ginocchio

 

L’Evangelista Luca ci introduce sulla scena un uomo di alta posizione sociale: Giàiro, capo della sinagoga. Non era un uomo qualunque, ma un leader religioso rispettato, un uomo della Legge e dell’ordine.

Di solito, tali uomini evitavano la folla o gli Insegnanti che non facevano parte dell’establishment religioso. Ma Giàiro è spinto da un dolore immenso davanti a Cristo. Sua figlia, la sua unica figlia di dodici anni, stava morendo.

Giàiro non ha mandato un messaggero. È venuto di persona e, di fronte alla folla che si accalcava, ha compiuto un gesto di totale umiltà: “E, cadendo ai piedi di Gesù, lo pregava di venire a casa sua” (Luca 8, 41).

Questo gesto è il primo pilastro del Vangelo: la fede vince l’orgoglio e la posizione sociale. Giàiro, sebbene fosse il capo della sinagoga, capì che titoli e ricchezze non potevano salvarlo dalla sofferenza e dalla morte. Rinunciò a ogni pregiudizio, trasformando la disperazione paterna in una preghiera piena di speranza.

San Giovanni Crisostomo sottolinea: “Vedi come la tribolazione conduce a Cristo non solo il semplice, ma anche l’eminente? Non vergognarti, fratello, di cadere ai piedi di Cristo, perché sotto quei piedi si trova la guarigione non solo per l’anima, ma anche per il corpo.”¹


 

II. L’Intervento Silenzioso: La Fede Emersa dall’Oscurità

 

Mentre Gesù si dirigeva verso la casa di Giàiro, assediato dalla folla, un altro dramma umano si svolgeva in silenzio: quello della donna con il flusso di sangue.

 

A. Dodici Anni di Malattia, Dodici di Speranza

 

La coincidenza dei numeri non è casuale:

  1. La donna soffriva da dodici anni di una malattia che la rendeva impura secondo la Legge (Levitico 15:25), isolandola dalla comunità, dal Tempio e dalla sua stessa famiglia.
  2. La figlia di Giàiro aveva dodici anni di vita, cioè era sulla soglia della maturità, pronta per essere strappata al mondo dalla morte.

I dodici anni di sofferenza della donna sono messi in bilancia con i dodici anni di vita della bambina, suggerendo che Cristo è il Signore assoluto del tempo e della vita, potendo guarire sia il tempo sprecato nella malattia che il tempo reciso dalla morte.

 

B. Il Tocco Segreto e la Potenza Rivelata

 

La donna, non potendo chiedere aiuto pubblicamente (a causa della sua condizione di impurità), ebbe una fede semplice e radicale: “Avvicinatasi da dietro, toccò il lembo del Suo vestito e subito il flusso del suo sangue si arrestò” (Luca 8, 44).

Non toccò Cristo come tutti gli altri nella folla che Lo spingevano; Lo toccò con fede, con la speranza che il semplice contatto con il Suo mantello (il lembo del vestito, chiamato tzitzit, che portava i fiocchi a ricordo della Legge) potesse compiere il miracolo.

La reazione di Gesù è profondamente duhovnicesc (spirituale): “Chi Mi ha toccato?… Ho sentito una potenza che è uscita da Me.” Cristo non guarì Se Stesso, ma Si lasciò toccare dalla fede. La Potenza non era magica, ma era un’energia divina attivata dalla fede indubitabile della donna.

Cristo costringe la donna a uscire dall’anonimato non per punirla, ma per salvarla completamente. Era guarita fisicamente, ma Gesù le dona la pace dell’anima e la salvezza sociale: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!” (Luca 8, 48).

La salvezza è completa: corporea, animica e comunitaria.


 

III. La Cattiva Notizia e il Comandamento Supremo

 

L’intercalazione dei due miracoli crea una tensione drammatica massima. Mentre Gesù si ferma per guarire la donna e pronunciare le Sue parole di salvezza, il tempo scorre inesorabilmente per Giàiro.

Le persone della casa di Giàiro arrivano con la notizia straziante: “Tua figlia è morta. Non disturbare più il Maestro” (Luca 8, 49).

Questo è il momento della massima prova. La Morte, la realtà suprema del mondo caduto, sembra aver vinto. Le persone, anche quelle ben intenzionate, consigliano a Giàiro di arrendersi. La logica umana gli dice: È troppo tardi. Non puoi fare più nulla.

Ma Cristo, udendo, interviene con un comandamento che spazza via ogni paura e dubbio:

“Non temere; credi solamente e sarà salvata” (Luca 8, 50).

Questa è l’essenza del XXIV Vangelo: La fede deve vincere la paura. La paura ci paralizza e ci fa perdere la speranza; la fede ci innalza al di sopra di ogni calamità.

Il Beatissimo Padre Patriarca Daniel spiega: “Le parole: ‘Non temere; credi solamente e sarà salvata’ sono parole che Cristo rivolge anche a noi quando arriviamo in circostanze difficili, in circostanze di verifica. La paura è segno di incredulità, il timore è segno di incredulità… Chi ha fede in Cristo non ha mai motivo di temere.”²


 

IV. La Vittoria sul Sonno: “Fanciulla, Àlzati!”

 

Giunto alla casa di Giàiro, Gesù si confronta con le manifestazioni pubbliche del lutto: prefiche professioniste, trambusto e lamenti.

Egli respinge questa disperazione ostentata con un’affermazione teologica scioccante: “Non piangete; non è morta, ma dorme” (Luca 8, 52).

Questa frase non è una menzogna intesa a consolare; è una definizione teologica della morte per coloro che sono legati a Cristo. Per il Salvatore, la Morte non ha più dominio assoluto. Per i fedeli, la morte è solo un sonno (un dormitorio), da cui Cristo può svegliarci in qualsiasi momento.

I presenti, sapendo che la bambina era morta, “si facevano beffe di Lui” (Luca 8, 53).

Come spesso accade, il Salvatore allontana coloro che ridono, gli increduli e coloro che manifestano un lutto superficiale. Rimangono solo i testimoni essenziali: Pietro, Giovanni, Giacomo e i genitori della fanciulla – un cerchio ristretto di fede.

Poi, Gesù prende la bambina per mano, in un gesto di rara dolcezza, e grida l’ordine: “Fanciulla, àlzati! (Talitha koum!)” (Luca 8, 54).

Il risultato è immediato e totale: “Il suo spirito tornò, ed ella si alzò immediatamente.”

Il Metropolita Bartolomeu Anania disse di questo momento: “Cristo rimane solo di fronte alla morte, come rimarrà solo sulla Croce della Propria morte. Segno che la morte non la condividiamo con nessuno; è l’ultima prova, la disperazione attraverso l’isolamento. Solo Cristo è potente! Noi, per quanto numerosi, senza di Lui, siamo timorosi e mormoranti di fronte alla morte, alla sofferenza ultima.”³


 

V. Un Ordine d’Amore e Normalità

 

Dopo il miracolo, Gesù dà un ordine che reintroduce la normalità: “Egli comandò che le fosse dato da mangiare” (Luca 8, 55).

Questo dettaglio, di una semplicità sbalorditiva, ha un triplice significato:

  1. Prova della Risurrezione: La bambina non era un fantasma; era un essere vivente, con bisogni fisici naturali.
  2. Ritorno alla Vita: La risurrezione non è una fuga dal mondo, ma un ritorno alla vita normale, alla routine quotidiana.
  3. Attenzione ai Dettagli: Il Salvatore, dopo aver sconfitto la morte, si preoccupa del più piccolo bisogno della bambina: il cibo.

 

Conclusione: Il Ponte tra Corpo e Anima

 

Il Vangelo della XXIV Domenica dopo la Pentecoste ci insegna che la vita cristiana è una lotta continua contro la paura e la disperazione, e questa lotta si vince attraverso la fede concreta.

Ci vengono mostrate le due vie per giungere a Gesù, indipendentemente dal nostro status:

  • La Fede Pubblica e Intrepida (di Giàiro): Avere il coraggio di prostrarsi ai piedi di Cristo, riconoscendo pubblicamente la nostra impotenza.
  • La Fede Umile e Nascosta (della donna): Sapere che, anche nel segreto del nostro cuore, un semplice tocco (una preghiera, una metania, un’opera di bene) può connetterci alla potenza divina guaritrice.

Sia che lottiamo con la “morte” di una speranza, di una relazione o di un sogno, sia che ci sentiamo impuri e isolati dal “flusso di sangue” dei nostri peccati, Cristo ci sta davanti e ci sussurra: “Non temere; credi solamente.”

Questo è l’esortazione duhovnicesc che deve guidarci: scacciare la paura e credere incondizionatamente nella potenza di Gesù di trasformare la morte in sonno e la disperazione in Risurrezione.


 

Note a piè di pagina

 

¹ San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo, Vol. 30 (Adattamento).

² Beatissimo Padre Patriarca Daniel, Predica per la XXIV Domenica dopo la Pentecoste (Adattamento).

³ Metropolita Bartolomeu Anania, Il senso della morte (Adattamento dall’omelia sulla Risurrezione della figlia di Giàiro).

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